Fab e i fiori

Basette variabili, fiori, occhi che ridono.
sabato, 12 aprile 2008

Mi sento Caravaggio.

Non scrivo canzoni per disagio adolescienziale.
Non sono normale.
Quello che mi riguarda non può essere inteso in un'ottica logica che si basa sui perchè e i per come più naturali.

Parlare di disagio adolescienziale significa fare la parte di quello che in Cabina-Suicidio è il presunto suicida, quello molliccio che si sente come un piatto in scatola. Invece la nostra diversità sta proprio nel fatto che noi invece quel presupposto di italian-canzone drammatica e struggente lo vogliamo accartocciare e buttare.
Cabina-Suicidio è un inno alla gioia di vivere, anche se mi rendo perfettamente conto che tagliata così com'è ora è lacerata della sua parte più esplicativa, più espressiva, e anche, a mio avviso, più bella. Quindi è plausibile che l'"ironia" non venga colta, perlomeno non pienamente. E di sicuro è più facilmente fraintendibile anche l'intero significato. Ma almeno NOI, che dobbiamo proporre il prodotto, non perdiamo di vista quello che Cabina-Suicidio è.
"Ai nostri tempi ci concedono tutto, ai nostri giorni ci facciamo concedere di tutto, non ricorda più nessuno com'era bello camminare in un prato al sole con l'odore che fa soltanto la felicità."
Cabina-Suicidio è
1. un'esempio di ipotetico suicida;
2. uno stato delirante di uno che si rende conto della follia a cui stiamo andando incontro;
3. un ammonimento / invito a tornare ad amare le cose semplici (soluzione).
Ma nella versione rimasta, imposta dalla stessa società che ho la presunzione di criticare, è sopravvissuto solo il primo aspetto, quello meno aggressivo, più standard e molle. Esattamente come un suicidio. Così come volevo descriverlo. Standard, e molle. E definire un suicidio in questo modo non è cinismo, è rabbia.

Urgenza, per la precisione.


Telegiornali pieni di persone-per-bene che ammazzano tutta la famiglia poi si sparano e nessuno che tenta di capire COME MAI s'è arrivati a questo punto.
Terrorismo, ideologie estreme, guerra civile manifestata con scontri fra "tifosi", morti, polizia presa d'assalto. E nessuno che si chiede COME MAI. Cosa fa cambiare la testa alla gente così. Da dove viene quella distorsione delle loro logiche.
Speculare sul dolore altrui, Maria De Filippi e il suo omicidio quotidiano, ricorso sfrenato all'idiozia per non pensare alla vita vera.
Nei miei testi c'è questo.

Se nascessero dal disagio giovanile ci sarebbero storie d'amore non corrisposte, odio verso le regole, insofferenza verso il mondo adulto, alienazione, probabilmente droga e quindi voglia di fuggire.
Cose molto distanti da quello che siamo in realtà.
Noi siamo come un quadro di Caravaggio, intrecciato con Renoir.
Non fuggire, ma rimanere. Descrivere tutto, con crudezza, ironia amara, realismo, attualità, impulsi viscerali (Caravaggio). Messi assieme con i ricordi, l'importanza di non annullarsi, le sensazioni, la libertà, la verità, le emozioni più primitive, quelle più immediate e fresche, quelle più vere. Più gioiose. (Renoir).

Voglio che chi sente parlare di noi, e chi ascolta i nostri pezzi, sia scosso. Voglio dare fastidio. Voglio l'attrito. Siamo figli di una società del dolore finto e delle felicità da film. Ho la grossissima presunzione di voler riaccendere qualcosa di vero, e di viscerale. La musica degli ultimi tempi è diventata più simile alla televisione che all'arte. Strumento accomodante che ti dia quello che vuoi avere e che ti faccia udire quello che vuoi udire. Piccoli pacchettini pre-confezionati di solite storie d'amore, solite illusioni, solito dolore all'italiana. Noi no.

Il fatto che i nostri pezzi abbiano un forte impatto soprattutto ai primi ascolti, e che siano immediati, non è frutto di una scelta stilistica o commerciale (come accade oggi). Dipende tutto dal fatto che la vita, quella vera che vogliamo descrivere, E' lei stessa immediata. Nuda e cruda. Non potevano che venire fuori pezzi così.

La musica è come un vestito, cambia a seconda di chi lo indossa, sono d'accordo. Ma non possiamo vendere un abito di tessuto pregiatissimo e rarissimo, come comune tessuto sintetico misto cotone koreano.

Quindi non disagio adolescienziale, ma urgenza, rabbia, ricerca di attrito, novità.
Il disagio adolescienziale lo lasciamo ai vari gruppi indie-alternativi, loro ne hanno bisogno per sopravvivere.


Io ero uno che arrivava a casa dall'asilo e si metteva a piangere senza farsi vedere. "Sentivo" troppo. Avevo 5 anni e stavo male perchè non potevo comunicare. Ero molto precoce rispetto agli altri (a 4 anni sapevo leggere e e scrivere) e non facevo altro che disegnare. E i miei coetanei erano cattivi, come tutti i bambini. Dopo essere stati chiusi nei proprio disegni per tutta la propria infanzia si sente il bisogno disperato di far uscire tutto.
Ora sono come perseguitato da ossessioni di vario tipo, e spesso mi sento totalmente solo, non perchè non ho persone attorno che mi vogliano bene, ma perchè mi sento uno dei pochi rimasti a voler essere liberi, DAVVERO liberi. Ed è una cosa talmente grossa che si rischia di esplodere. Vorrei tanto che fosse presunzione ma non lo è.
E nonostante tutto sono incredibilmente felice -anche se va di moda essere tristi. Bastano poche cose, a me, cose che la società s'è scordata per strada, tutti presi a litigarsi la dignità, giocando a chi muore prima.



Credo fosse davvero doveroso spiegare queste cose per capire i Karmica*, le mie canzoni, i miei testi, e spero di aver reso bene l'idea.

Al Primo Giugno.
postato da: Fabeifiori alle ore 00:05 | link | commenti | commenti
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mercoledì, 23 gennaio 2008

Sole - freccia - più - otto rovesciato.

Ho tagliato barba, baffi, e capelli.


Per me fra poco è primavera.
E' un freddo gelato ma c'è un certo odorino, e un sole abbastanza tendente a piùinfinito.
postato da: Fabeifiori alle ore 23:57 | link | commenti (2) | commenti (2)
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mercoledì, 16 gennaio 2008

11°C

Porca puttana, giuro che c'è profumo di primavera.

postato da: Fabeifiori alle ore 22:48 | link | commenti (1) | commenti (1)
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lunedì, 14 gennaio 2008

Son quelle cose che non è che ti capitano, e dici "...credo", o "boh", o usi i puntini di sospensione.

Son quelle cose che ti capitano e ci rimani lì un po' senza fiato e un po' col fiatone, e sei sicuro di quello quasi come della morte e delle tasse e dell'odore della primavera.

Una realtà impregnata di sogno.
E non un sogno tremendamente reale.
postato da: Fabeifiori alle ore 19:54 | link | commenti (1) | commenti (1)
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lunedì, 14 gennaio 2008

Fisarmoniche e raggi di sole.

Ci sono questi dannati impressionisti che dipingono quadri come fossero ricordi.
E sensazioni.

Sono tremendamente SFUGGENTI.
Così fragili nei loro venticelli primaverili e in quelle ombre estive.


Il mio preferito credo sia Renoir.
Descriveva una Francia di fisarmoniche, che anche se fanno musica allegra lasciano malinconia nell'aria.
Eppure lo chiamavano "il pittore della gioia di vivere".
Infatti.

C'era l'odore della festa e la freschezza della campagna. Niente di più, niente di meno.
Come se si volesse lasciare su tela una sensazione, più che qualcosa di concreto. Forse perchè poi ci si complicherebbe, perdendo di vista la realtà.
Invece così ci si infila DENTRO alla realtà.

E la donna. Nuda come la vera vitalità. E l'infanzia, di una bambina ballerina che danza sopra a tutto.

La vita.
Lo sconcerto della critica.
La gioia.
E l'insegnante che dice: "Lei senza dubbio dipinge per divertimento." E la replica di Renoir : "Ma certo. E se non mi divertissi, la prego di credere che non dipingerei."







Dannati impressionisti.


postato da: Fabeifiori alle ore 18:54 | link | commenti (1) | commenti (1)
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giovedì, 03 gennaio 2008

Le allettanti promesse

Perché tu non vieni insieme a noi?
in paese fra la gente insieme a noi!
In quella cascina così solo cosa fai?
La domenica la messa finalmente sentirai.


No, non mi va, preferisco restare qui
Ho la vacca ed il maiale, non li posso abbandonar così
Pompar l'acqua del canale, poco fieno nel fienile, troppo da fare
Prepararmi da mangiare, un'occhiata sempre all'orto
quando è sera, stracco morto, mi diverto solamente a dormire.


Sì ma non è vita questa qua
se ti compri il vestito della festa
chissà potresti anche far girar la testa
e se poi non ci riesci
appena fuori dal paese c'è la giostra.


No, non mi va, preferisco restare qua
io in paese ci ho vissuto già qualche mese:
se di notte fai un passo con la lingua,
che è un coltello, ti tagliano gli abiti addosso
e se parli a una ragazza che è già stata fidanzata
loro ti mettono due timbri: ruffiano e prostituta
e se qualcuno non difende i suoi interessi con le unghie e con i denti
è degradato ad ultimo dei fessi, per non dire degli impotenti.


Avrai anche un dancing per ballare
e poi un biliardo per giocare
avrai un'osteria dove tu puoi bere
e poi il televisore da guardare,
potrai anche peccare se lo vuoi!


No, non mi va, molto meglio restare qua ,
non voglio entrare in mezzo all'invidia e la perfidia
non voglio stare a duellar fra gelosie sporche dicerie
e bigottume delle dolci e care figlie di Maria,
e la politica del curato contro quella della giunta,
tutti lì a vedere chi la spunta,
e sorrisi e compromessi e fognature dentro i fossi,
no no io non ci sto
no no io non ci sto
Io non posso parlare solo di calcio e di donne,
di membri lunghi tre spanne, non posso parlare
di tutte le corna del droghiere
e dell'ulcera duodenale del padre del salumiere
non posso parlare.

 
Potrai un giorno avere anche dei figli!

Per poi farli diventar così preferisco allevar vitelli e conigli.



Quando si dice che nel 1973 Battisti e Mogol avevano già capito tutto.
postato da: Fabeifiori alle ore 11:09 | link | commenti | commenti
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lunedì, 31 dicembre 2007

Resoconto-Beh.: l'anno duemilaSETTE

Questo è uno di quei resoconti a monologo in cui scorrono le immagini a rallentatore con sotto la musica giusta al momento giusto.
Iniziano tutti con "Beh." e il mio non vuole essere da meno. Ergo:


Beh.
Anno ZEROSETTE.
Riconfermo la mia teoria che prevede che a me tutti gli eventi straordinari capitino tutti in un anno, lasciando gli altri anni vuoti di scoinvolgimenti degni di nota.
Più o meno quest'anno è stato come il 2003, quando mi innamorai per la prima volta, diedi il mio primo bacio e dissi addio alla mia verginità. Tutto nel giro di un unico anno.

Questo 2007 è iniziato perdendomi.
In macchina, volevo andare al mare e mi son ritrovato inspiegabilmente nel forlivese in un posto sconosciuto. Certo che iniziare l'anno perdendosi non è di buon auspicio, visto che si dice che se scopi a capodanno scopi tutto l'anno, e tutte ste stronzate qua.
Quindi questo sarebbe stato un anno di perdizione generale, stando alle credenze generali.
Ma vabè.

-La prima parte dell'anno trascorse liscia liscia, con la mia solita propensione a trovare idoli a me nuovi: si consolidò Freddie Mercury. Cambiai chitarra e mi stufai pesantemente del cosiddetto "indie" e del voler essere alternativi, cosa da sempre a me ostile, ma verso febbraio iniziò il mio rigetto totale di questo modo di fare indie-rock-noise ecc. ecc. Iniziai ad apprezzare molto chi fa TANTI soldi con la musica, chi riempie gli stadi, chi compone melodie orecchiali e di facile accesso, chi rende i propri lavori universali. La magneficenza, l'assoluto, la tensione all'infinito, al massimo. Soldi ricchezza felicità bellezza amore sesso.

-Poi dall'inizio di Marzo e con l'espandersi della primavera, ritornai ad ascoltare Lucio Battisti. E fu questo il punto di svolta un po' di tutto.
Mi riportò a quando ero piccolo, come se ascoltando quelle cose si insinuasse in me il desiderio di capire com'ero prima, di capire se com'ero prima mi piacevo, in un certo senso capire da dove venivo.
Il cambiamento compositivo si palesò di lì a poco con una serie di nuovi pezzi molto più semplici, ma molto più profondi di significato, e con una netta prevalenza del livello espressivo. Mi resi conto che buttando tutto sulla pura interpretazione di un mio pezzo, riuscivo a ottenere risultati finali molto migliori: ero più sciolto, e rendevo meglio. Oltretutto non avendo basi teoriche era tutto più semplice.
Ecco, la semplicità. Iniziai (o tornai) ad amare la semplicità delle cose. Cosa mica da poco. La primavera mi riempì di una purezza che m'ero scordato. Cose che capitano, per la strada. Perchè poi uno crescendo si nasconde dietro i capelli e certe distorsioni pesanti e acide, e finisce per perdere di vista la sua vera natura.
Ritrovai la mia indole, ritrovai quello che volevo per natura.
Iniziai ad apprezzare in maniera assoluta la calma.
Insomma, iniziai un processo atto a ritrovare quello che ero, cioè quello che sono.

-Poi successe che la mia ragazza, dopo due anni emmezzo, incontrò un altro ragazzo e decise che io non le davo più quello di cui aveva bisogno, e che per lei erano importanti cose che per me non erano importanti, e viceversa. Quindi mi lasciò all'inizio di Giugno, e nella furia ci scapparono anche alcune frasi che poi diedero origini a certi miei testi tipo Mastercard.
E fu una bella botta eh. Porca miseria. Mica me l'aspettavo, ero carichissimo per l'estate e avevo mille progetti meravigliosi. E invece no.

-Quel processo iniziato in primavera lo conclusi l'estate. Da soli ci si ritrova anche meglio. Complice un viaggino a Roma, praticamente solo. Complice il fatto che misi su un progetto acustico da solo, date le palesi divergenze artistiche dei miei nuovi brani rispetto a quelli che avevo sempre proposto ai Karmica*. Complice il caldo torrido di fine luglio. Complice il mio tornare a usare la bicicletta di sera (sì, sembra una cazzata ma non lo è). Complici Baldo, l'Elisa, e 'Ali.

Stavo male e stavo ritrovando le mie parti più nascoste, ero quasi felice di tutto ciò. Che paradosso eh?

-Comunque mentre l'estate finiva io mi rendevo sempre più conto di essere stato costruito PER stare con una donna. Sentivo non tanto la necessità di una donna. Ma proprio l'amore di stare ASSIEME. Iniziaia diventare profondamente consapevole di ciò che potevo essere. Tipo il mio amore potenziale.
Contemporaneamente riscoprì il mio strumento preferito fra tutti: il pianoforte. E scrissi una decina di brani. A sommarsi ai 30 e oltre scritti per il mio progetto acustico da solo (chiamato proprio come questo blog) durante l'estate per chitarra acustica.
L'estate finisce e conosco una ragazza bellissima.

-PATAPUUUUMPFFFPFPFPFPFPF!
Va a finire che trovo l'amore, che non è vero che sarei stato solo ancora mesi e mesi, che allora esiste un qualcosa del genere, che.
Yeah babe babe babe, yeah. OH, yeah.
Con Ottobre, inizia la parte più bella. Un Autunno meraviglioso, il più bello fra i miei Autunni, direi.
Pare di volare. Luccica tutto. Proprio una luce pura.




Quindi.
In sintesi.
Nell'anno duemilasette ho sentito il dolore più grande mai provato, ho ritrovato me stesso, ho messo su una nuova forma musicale, e ho trovato la cosa più bella che mi fosse mai capitata. E la chiamo "cosa" perchè non è nè una persona nè un sentimento, è qualcosa molto più sù.





Yeah. Sono il più vivo, pappappero.
Buon 2008 a tutti i naviganti.








(E pensare che l'anno era iniziato perdendomi. In ogni caso il duemilaOTTO sarà l'anno in cui compirò venti importanti anni. E l'esame di maturità, la desiderata fine del liceo -in ritardo-, l'università, l'uscita del nostro primo album su cui stiamo sudando. Si prospetta un anno pienotto.)
postato da: Fabeifiori alle ore 04:25 | link | commenti (1) | commenti (1)
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domenica, 23 dicembre 2007

Luce.

Non piangere per favore.
Non rovinare nulla.
Non distogliere il pensiero dalla meraviglia.

Fatti scivolare via lo sporco come se stessi facendo una doccia.

Io se vuoi posso fare la parte della doccia.
E l'amore può fare la parte dell'acqua.

Quando è primavera andiamo sulle colline dove ci sono tanti prati pieni di sole e di vita.

Il sole quando sorge, sorge piano e poi
la luce si diffonde tutto intorno a noi
Le ombre ed i fantasmi della notte sono alberi
e cespugli ancora in fiore,
sono gli occhi di una donna
ancora pieni d'amore.

postato da: Fabeifiori alle ore 15:53 | link | commenti | commenti
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mercoledì, 19 dicembre 2007

Sarò A-Tipico.

Da piccolo piccolo osservavo le cose come un adulto, da adolescente osservavo le cose come un vecchio, da giovane osservo le cose come un bambino piccolo.


Questo significa che quando sarò vecchio osserverò le cose come se fossi giovane.





E vuol dire che non muoio MAI.
postato da: Fabeifiori alle ore 00:05 | link | commenti | commenti
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mercoledì, 12 dicembre 2007

"Troppa vita nuoce gravemente alla salute."

Credo di avere capito finalmente.

Eh sì, perchè mi chiedevo come mai la gente volesse morire. Fumare, drogarsi, bere, mangiare troppe pastine, mangiare male, andare forte in macchina, vivere a orari inadatti, alienarsi, cercare sempre il divertimento e lo sballo, quindi andarsene dalla realtà, tenere il cellulare sempre acceso anche la notte, bombardarsi di radiazioni, non investire sulle auto a carburanti non inquinanti, andare a benzina, buttare i rifiuti per strada quindi intossicare il pianeta quindi te stesso, sprecare e sprecarsi, abusare di medicinali, voler litigare, non cercare di stare bene.
E si può andare avanti per ore.

Sono tutti gesti insignificanti, totalmente quotidiani e abitudinari, vizi e abitudini. L'importanza che può avere fumarsi una sigaretta, nella nostra vita, è praticamente insignificante.

Però se ci si pensa sono tutti gesti che ci fanno morire un po' di più. Ogni cosa ci avvicina di più alla morte. Sì, l'ho detto, la MORTE. Aiuto, no, noi siamo giovani, noi siamo invincibili, e ci si penserà poi quando sarà il momento, nono, la morte no, non ci penso ancora a morire, no, tocchiamoci le palle, tocchiamo ferro, facciamo le corna, non portare sfiga. La morte, pure una brutta parola, proprio no.

...

Ma siamo scemi?


Potremmo morire fra due secondi come fra 90 anni. Ok che ci caghiamo sotto, e che son cose crude, però cazzo, siamo maturi per poter parlare di morte senza trovare pretesti per sviare il discorso? Facciamo di sì, dai.

Ecco, dicevo che tutta una serie di gesti quotidiani ci avvicinano un pochino di più alla tanto nascosta morte, nonchè l'opposto della vita, a rigor di logica.

E allora mi veniva da pensare: ma perchè, se si vuole vivere, fare cose (anche insignificanti apparentemente) che ci possono portare alla morte? Non siamo intelligenti e furbi? Non riconosciamo la stupidità di intossicarci e farci male?

E qui le risposte si moltiplicano, il problema è vecchio come il mondo. E chi vuole vivere spremendo il suo tempo, e chi pensa che la morte sia ancora troppo lontana, e chi pensa che "tanto in un modo dobbiamo morire" e chi pensa che "quando verrà a me avranno trovato le cure" e chi pensa che "tanto posso morire da un momento all'altro". Frasi trite e ritrite.


Cazzate.


E scuse.


Cosa vogliamo fare? I perenni ribelli mezzi dandy mezzi rockstar che vivono la vita FINO IN FONDO e muoiono giovani? Sì, ok, l'idea è affascinante, ci hanno pensato tutti almeno una volta, tutti vorremmo essere così fighi da consumarci velocemente e morire affogati dal proprio vomito. I miti lo confermano.


Però, qui si tratta di VIVERE. Che è una cosa meravigliosa.
Ed è la cosa più lampante e palese, che è meravigliosa.


E allora cos'è che non quadra? Qual'è il pezzo mancante del puzzle? Cosa ci fa continuare ad avere il coraggio di fumare con sprezzo del cancro, e la debolezza di non riuscire a non dipendere da un oggetto insignificante?  Cosa ci fa essere rincoglioniti da uno schermo spara-elettroni? Cosa ci giustifica il dover VOMITARE per stare meglio dopo essersi sbronzati? Cosa manda a puttane la dignità di essere vivente, prima che umano?



La paura.



Sì, proprio la stessa paura che si ha di tutte quelle cose, è la stessa artefice massima.
L'uomo è terrorizzato dalla troppa vita.

Ma a pensarci, è comprensibile. Soltanto pochissime persone, i folli o i matti, riuscirebbero a sopportare il peso di avere tutta la vita che ci viene data a disposizione.
Vi rendete conto di quanto può essere INGOMBRANTE? Cazzo, si può anche pensare che in un corpicino umano non ci stia nemmeno tutta. La vita, dico. Tutta intera. Tutta libera e magneficente.
E' davvero troppo per noi. Noi che siamo della generazione-DeFilippi poi, è ancora peggio. Siamo abituati alle lacrime facili, noi, troppa vita vera potrebbe distruggerci.
Ma qui non si parla dei "giovani d'oggi", qui si parla di uomo. Di essere umano.

La paura di vivere troppo.

E' lei che ci spinge a voler morire un po', a intossicarci un po' di più, a vivere un po' meno, un po' peggio, ad auto-causarci problemi, anche piccoli, a una sorta di mini-auto-distruzione. C'è lei dentro a chi si ingozza di Merda & Ferrero come dentro ai due pacchetti al giorno di Marlboro.

E cosa ci possiamo fare?
Noi crediamo di essere invincibili e siamo i più vinti di tutti. Vinti da noi stessi.



E pensare che basterebbe aspirare a questa troppa vita...basterebbe voler rischiare DAVVERO, non come ci fanno credere.
Basterebbe voler volare alto, almeno una volta, basta una volta soltanto.
Ne vale la pena.



Io ho paura ad andare sul Katun, ma porca puttana. Non voglio aver paura di vivere, non più.















postato da: Fabeifiori alle ore 23:38 | link | commenti (9) | commenti (9)
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Chi sono

Utente: Fabeifiori
Nome: Fabrizio Barnabè
Sono uno che ama osservare e riprodurre la realtà. Adoro Caravaggio e adoro Renoir. Sono vicino a Lucio Battisti. Disegno le donne, e metto in musica la realtà.

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