Ho tagliato barba, baffi, e capelli.
Per me fra poco è primavera.
E' un freddo gelato ma c'è un certo odorino, e un sole abbastanza tendente a piùinfinito.
Porca puttana, giuro che c'è profumo di primavera.
Son quelle cose che non è che ti capitano, e dici "...credo", o "boh", o usi i puntini di sospensione.
Son quelle cose che ti capitano e ci rimani lì un po' senza fiato e un po' col fiatone, e sei sicuro di quello quasi come della morte e delle tasse e dell'odore della primavera.
Una realtà impregnata di sogno.
E non un sogno tremendamente reale.
Ci sono questi dannati impressionisti che dipingono quadri come fossero ricordi.
E sensazioni.
Sono tremendamente SFUGGENTI.
Così fragili nei loro venticelli primaverili e in quelle ombre estive.
Il mio preferito credo sia Renoir.
Descriveva una Francia di fisarmoniche, che anche se fanno musica allegra lasciano malinconia nell'aria.
Eppure lo chiamavano "il pittore della gioia di vivere".
Infatti.
C'era l'odore della festa e la freschezza della campagna. Niente di più, niente di meno.
Come se si volesse lasciare su tela una sensazione, più che qualcosa di concreto. Forse perchè poi ci si complicherebbe, perdendo di vista la realtà.
Invece così ci si infila DENTRO alla realtà.
E la donna. Nuda come la vera vitalità. E l'infanzia, di una bambina ballerina che danza sopra a tutto.
La vita.
Lo sconcerto della critica.
La gioia.
E l'insegnante che dice: "Lei senza dubbio dipinge per divertimento." E la replica di Renoir : "Ma certo. E se non mi divertissi, la prego di credere che non dipingerei."
Dannati impressionisti.
Perché tu non vieni insieme a noi?
in paese fra la gente insieme a noi!
In quella cascina così solo cosa fai?
La domenica la messa finalmente sentirai.
No, non mi va, preferisco restare qui
Ho la vacca ed il maiale, non li posso abbandonar così
Pompar l'acqua del canale, poco fieno nel fienile, troppo da fare
Prepararmi da mangiare, un'occhiata sempre all'orto
quando è sera, stracco morto, mi diverto solamente a dormire.
Sì ma non è vita questa qua
se ti compri il vestito della festa
chissà potresti anche far girar la testa
e se poi non ci riesci
appena fuori dal paese c'è la giostra.
No, non mi va, preferisco restare qua
io in paese ci ho vissuto già qualche mese:
se di notte fai un passo con la lingua,
che è un coltello, ti tagliano gli abiti addosso
e se parli a una ragazza che è già stata fidanzata
loro ti mettono due timbri: ruffiano e prostituta
e se qualcuno non difende i suoi interessi con le unghie e con i denti
è degradato ad ultimo dei fessi, per non dire degli impotenti.
Avrai anche un dancing per ballare
e poi un biliardo per giocare
avrai un'osteria dove tu puoi bere
e poi il televisore da guardare,
potrai anche peccare se lo vuoi!
No, non mi va, molto meglio restare qua ,
non voglio entrare in mezzo all'invidia e la perfidia
non voglio stare a duellar fra gelosie sporche dicerie
e bigottume delle dolci e care figlie di Maria,
e la politica del curato contro quella della giunta,
tutti lì a vedere chi la spunta,
e sorrisi e compromessi e fognature dentro i fossi,
no no io non ci sto
no no io non ci sto
Io non posso parlare solo di calcio e di donne,
di membri lunghi tre spanne, non posso parlare
di tutte le corna del droghiere
e dell'ulcera duodenale del padre del salumiere
non posso parlare.
Potrai un giorno avere anche dei figli!
Per poi farli diventar così preferisco allevar vitelli e conigli.
Quando si dice che nel 1973 Battisti e Mogol avevano già capito tutto.