Non scrivo canzoni per disagio adolescienziale.
Non sono normale.
Quello che mi riguarda non può essere inteso in un'ottica logica che si basa sui perchè e i per come più naturali.
Parlare di disagio adolescienziale significa fare la parte di quello che in Cabina-Suicidio è il presunto suicida, quello molliccio che si sente come un piatto in scatola. Invece la nostra diversità sta proprio nel fatto che noi invece quel presupposto di italian-canzone drammatica e struggente lo vogliamo accartocciare e buttare.
Cabina-Suicidio è un inno alla gioia di vivere, anche se mi rendo perfettamente conto che tagliata così com'è ora è lacerata della sua parte più esplicativa, più espressiva, e anche, a mio avviso, più bella. Quindi è plausibile che l'"ironia" non venga colta, perlomeno non pienamente. E di sicuro è più facilmente fraintendibile anche l'intero significato. Ma almeno NOI, che dobbiamo proporre il prodotto, non perdiamo di vista quello che Cabina-Suicidio è.
"Ai nostri tempi ci concedono tutto, ai nostri giorni ci facciamo concedere di tutto, non ricorda più nessuno com'era bello camminare in un prato al sole con l'odore che fa soltanto la felicità."
Cabina-Suicidio è
1. un'esempio di ipotetico suicida;
2. uno stato delirante di uno che si rende conto della follia a cui stiamo andando incontro;
3. un ammonimento / invito a tornare ad amare le cose semplici (soluzione).
Ma nella versione rimasta, imposta dalla stessa società che ho la presunzione di criticare, è sopravvissuto solo il primo aspetto, quello meno aggressivo, più standard e molle. Esattamente come un suicidio. Così come volevo descriverlo. Standard, e molle. E definire un suicidio in questo modo non è cinismo, è rabbia.
Urgenza, per la precisione.
Telegiornali pieni di persone-per-bene che ammazzano tutta la famiglia poi si sparano e nessuno che tenta di capire COME MAI s'è arrivati a questo punto.
Terrorismo, ideologie estreme, guerra civile manifestata con scontri fra "tifosi", morti, polizia presa d'assalto. E nessuno che si chiede COME MAI. Cosa fa cambiare la testa alla gente così. Da dove viene quella distorsione delle loro logiche.
Speculare sul dolore altrui, Maria De Filippi e il suo omicidio quotidiano, ricorso sfrenato all'idiozia per non pensare alla vita vera.
Nei miei testi c'è questo.
Se nascessero dal disagio giovanile ci sarebbero storie d'amore non corrisposte, odio verso le regole, insofferenza verso il mondo adulto, alienazione, probabilmente droga e quindi voglia di fuggire.
Cose molto distanti da quello che siamo in realtà.
Noi siamo come un quadro di Caravaggio, intrecciato con Renoir.
Non fuggire, ma rimanere. Descrivere tutto, con crudezza, ironia amara, realismo, attualità, impulsi viscerali (Caravaggio). Messi assieme con i ricordi, l'importanza di non annullarsi, le sensazioni, la libertà, la verità, le emozioni più primitive, quelle più immediate e fresche, quelle più vere. Più gioiose. (Renoir).
Voglio che chi sente parlare di noi, e chi ascolta i nostri pezzi, sia scosso. Voglio dare fastidio. Voglio l'attrito. Siamo figli di una società del dolore finto e delle felicità da film. Ho la grossissima presunzione di voler riaccendere qualcosa di vero, e di viscerale. La musica degli ultimi tempi è diventata più simile alla televisione che all'arte. Strumento accomodante che ti dia quello che vuoi avere e che ti faccia udire quello che vuoi udire. Piccoli pacchettini pre-confezionati di solite storie d'amore, solite illusioni, solito dolore all'italiana. Noi no.
Il fatto che i nostri pezzi abbiano un forte impatto soprattutto ai primi ascolti, e che siano immediati, non è frutto di una scelta stilistica o commerciale (come accade oggi). Dipende tutto dal fatto che la vita, quella vera che vogliamo descrivere, E' lei stessa immediata. Nuda e cruda. Non potevano che venire fuori pezzi così.
La musica è come un vestito, cambia a seconda di chi lo indossa, sono d'accordo. Ma non possiamo vendere un abito di tessuto pregiatissimo e rarissimo, come comune tessuto sintetico misto cotone koreano.
Quindi non disagio adolescienziale, ma urgenza, rabbia, ricerca di attrito, novità.
Il disagio adolescienziale lo lasciamo ai vari gruppi indie-alternativi, loro ne hanno bisogno per sopravvivere.
Io ero uno che arrivava a casa dall'asilo e si metteva a piangere senza farsi vedere. "Sentivo" troppo. Avevo 5 anni e stavo male perchè non potevo comunicare. Ero molto precoce rispetto agli altri (a 4 anni sapevo leggere e e scrivere) e non facevo altro che disegnare. E i miei coetanei erano cattivi, come tutti i bambini. Dopo essere stati chiusi nei proprio disegni per tutta la propria infanzia si sente il bisogno disperato di far uscire tutto.
Ora sono come perseguitato da ossessioni di vario tipo, e spesso mi sento totalmente solo, non perchè non ho persone attorno che mi vogliano bene, ma perchè mi sento uno dei pochi rimasti a voler essere liberi, DAVVERO liberi. Ed è una cosa talmente grossa che si rischia di esplodere. Vorrei tanto che fosse presunzione ma non lo è.
E nonostante tutto sono incredibilmente felice -anche se va di moda essere tristi. Bastano poche cose, a me, cose che la società s'è scordata per strada, tutti presi a litigarsi la dignità, giocando a chi muore prima.
Credo fosse davvero doveroso spiegare queste cose per capire i Karmica*, le mie canzoni, i miei testi, e spero di aver reso bene l'idea.
Al Primo Giugno.